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mercoledì 28 ottobre 2015

LA SFIDA IDEOLOGICA DEL MALE

La fazione distruttiva della società civile che prende piede storicamente in Italia tanto da lasciarne individuare le origini storiche ed arriva ad inquinare la vita politica del paese attraverso le lobbie partendo dalle organizzazioni criminali particolari regionali riesce, quando si insinua tra le istituzioni e nelle forze dell’ordine, ad attuare la sua sfida ideologica alla società civile ed allo stato di diritto. Qualsiasi azione progettata dalla comunità o qualsiasi strumento vengono facilmente volte in negativo strumentalizzando e boicottando l’immagine dello stato che viene derubata generalmente attraverso le raccomandazioni. Quando la mentalità criminale arriva d inquinare lo stato fino all’intimità delle sue forze armate è più facile parlare della lotta infinita tra il bene ed il male piuttosto che delle generiche corruzioni perché si deve trattare di anime profondamente perverse ma non bisogna dimenticare che una simile sfida non può che provenire dalle organizzazioni criminali che invidiano la capacità di nuocere dello stato di diritto senza comprenderne le motivazioni socialmente positive. In Italia la depravazione morale si affonda finanche nelle Forze Armate coltivando fin dalla giovane età e per iniziare dalle famiglie più stimate l’abitudine alla bruttura morale e l’abitudine a coltivare i privilegi tralasciando gli oneri. Quello che è un difetto per tutti i sistemi sociali diventa in Italia un abitudine indotta ereditata dalle classi privilegiate del periodo totalitario precedente la repubblica democratica attuale. La criminalità organizzata incrocia per interessi e per abitudini di vita questa zona malsana dello stato che richiama generalmente a propria giustificazione l’ideologia fascista riuscendo a boicottare anche questa legata ad un periodo storico precedente. Si identifica più propriamente con la catastrofe dell’attuale classe dirigente che degenera con il sistema di governo obsoleto che essa rappresenta ormai depredato dalle lobbie di potere collaterale. Il criminale generico così individuato manifesta un individualismo irrazionale ereditato da una educazione profondamente criminale in contrasto con gli interessi pubblici. Questo stesso individualismo irrazionale è un atto di sabotaggio continuativo delle Forze Armate che lo tollerano e lo sopportano esclusivamente per ingerenza delle lobbie. Gli interessi criminali sintetizzati per famiglia o corrente politica trasformeranno l’indole del criminale in metodica delittuosa. Tutto ciò di cui il criminale verrà a conoscenza sul posto di lavoro e le informazioni che cercherà per tutelare i propri interessi personali verranno strumentalizzati e condivisi con i propri complici. Tutti i modelli positivi verranno strumentalizzati per creare l’immagine necessaria a nascondere la propria indole criminale. Tutti i sistemi di investigazione verranno volti in negativo per identificare le persone oneste e per sabotare il lavoro delle Forze Armate. Traspare all’esterno solo una invidia pietosa per il meritevole che deriva dalla depravazione morale profonda che non ammette l’esistenza del bene. La differenza sostanziale tra il meritevole e il criminale deriva esattamente dal proprio interesse personale che lo spinge ad interferire nella quotidianità della vita sociale tralasciando o sovvertendo totalmente il proprio dovere e la necessità di imparzialità. Ne deriva una metodica criminale capace di divulgare facilmente notizie riservate e strumentalizzare le Forze Armate a proprio piacimento. Altrettanto facilmente si può derivare il sistema di investigazione dal suo opposto metodo delittuoso perché della pubblica sicurezza interessa al criminale esclusivamente l’abuso di potere. 

domenica 25 ottobre 2015

BOSSETTI E RUOTOLO SONO INNOCENTI

Le pagine dei quotidiani sono piene di fatti di cronaca che attendono chiarimenti ma a causa dell’infezione profonda di questa società civile dal culto del male organizzato non ci rendiamo conto che le risposte che attendiamo ci vengono negate proprio dal giornalismo e dalle forze dell’ordine entrambi soggiogati dai poteri collaterali allo stato. Alla stessa maniera da oltre venti anni la società deviata delegittima l’autorità dei magistrati costringendoli sistematicamente alle dimissioni quando cercano le verità scomode ai gruppi di potere deviato. Ci sono persone all’interno dello stato che praticano il male perché sono diseducate in questa maniera e non trovano nessun contrasto nella società civile ormai delegittimata. Per questa ragione da decine di anni già non riusciamo a trovare le risposte che l’autorità dovrebbe cercare nel meridione italiano. Quello a cui siamo abituati da sempre al meridione sta accadendo drasticamente in tutta la penisola italiana. Bossetti e Ruotolo sono solo dei capri espiatori suggeriti dalla viltà di non voler ammettere che i reali autori degli omicidi sono persone provenienti dall’ambiente militare che hanno una notevole influenza decisa dalle loro parentele importanti ed hanno la possibilità di inquinare le prove sul luogo dell’attentato per depistare le indagini. La complicità tra questi individui interni alle forze dell’ordine è suggerita dalla loro educazione criminale e funziona esattamente come una associazione per delinquere. Per la loro educazione criminale questi individui suscitano l’accanimento che è sprigionato ad esempio nella follia omicida di Parolisi contro la moglie Melania. In quel caso il colpevole è stato identificato con successo ma non accade quasi mai. I responsabili degli omicidi di Yara Gambirasio e dei coniugi Ragone sono dei militari del 2° Reggimento Alpini di Cuneo che agiscono in combutta autorizzati dalle loro parentele importanti all’interno delle Forze dell’ordine. Questo è il reale aspetto brutale del settore deviato che siamo abituati a cogliere solo come fenomeno politico. La pedofilia nel settore deviato è un fenomeno quotidiano perché per abitudine schiavizzano ai loro interessi quanti più individui possono ad iniziare dalla giovane età. Yara era una delle ragazze che frequentavano gli alpini di Cuneo. Lo so perché ne ho sentito parlare un anno prima dell’omicidio. I ragazzi avvezzi a questa mentalità criminale si vantano facilmente delle loro prodezze su individui inermi certi che avranno l’appoggio di una intera organizzazione criminale quando cadono sistematicamente in errore con la consueta giustificazione della immagine delle forze armate che sul modello della cultura criminale meridionale non sanno difendere se non a costo di brutalità e menzogne. Queste brutalità e queste menzogne entrano sempre in contrasto con gli interessi pubblici che non vengono più tutelati in nome del favoritismo suggerito ancora una volta dalla cultura criminale del meridione secondo la quale il male è l’unica soluzione ad ogni ambizione personale. Probabilmente la ragazza proveniente da una famiglia di sani principi si è rifiutata di soddisfare le pretese del militare e questo si è accanito contro di lei perché nella loro cultura farsi rispettare consiste sempre nella prevaricazione e nella violenza sulle vittime inermi. Dopo il delitto hanno cercato un capro espiatorio per strumentalizzare l’autorità di stato ai loro biechi fini come sono abituati a fare. Bossetti è quindi vittima di una forte antipatia da parte di persone deviate e niente altro. L’ultima parte del piano è l’istigazione al suicidio della quale si è sentito parlare dai giornalisti.

Anche i coniugi Ragone sono entrati in contatto con il 2° Reggimento alpini di Cuneo. Anche in quel caso ero presente. Circa sei anni prima della morte dei coniugi questi per motivi di lavoro si trovavano a Cuneo ed ho sentito personalmente le minacce di morte provenienti sempre dai soliti militari raccomandati da ufficiali dell’arma dei Carabinieri. Anche in questo caso i loro complici hanno avuto la possibilità di inquinare le prove ed anche in questo caso è stato trovato un capro espiatorio suggerito dall’antipatia da parte di questi ambienti deviati. Abbiamo a che fare con dei serial killer abituati dalle loro famiglie e non semplicemente per indole all’abuso di potere. Risolvere questi tre omicidi significa risolvere i problemi di stabilità interna della nostra repubblica. Il 2° Reggimento alpini di Cuneo è responsabile di molti altri crimini. Far venire allo scoperto i deviati è molto più semplice di quanto sembra perché questi individui sono abituati alla sfida morale contro la società civile che determina il culto del male assoluto. A ragione si è parlato di satanismo all’interno delle Forze Armate come si parla finalmente di satanismo riferendosi alla criminalità organizzata nel meridione italiano.

lunedì 19 ottobre 2015

L'INFEZIONE DELLO STATO E LE MALATTIE PSICHIATRICHE

La forte ingerenza del potere criminale scatenata dall’assenza di controllo sulla vita politica miete delle vittime ogni giorno nel paese causando una strage quotidiana che siamo abituati ad imputare all’errore umano e a perdonare. Questa strage deriva principalmente dalla immobilità degli organismi preposti al controllo e delle istituzioni in generale che sono paralizzate dall’ingerenza del potere criminale che si manifesta nel circuito delle raccomandazioni e impedisce all’intero apparato statale di muoversi a meno di un ordine sterno ad esso deciso impunemente contro gli interessi collettivi che può imporre un abuso come una azione omicida. Questo succede in Italia nel settore pubblico che finisce col fare gli interessi di pochi anziché esprimere le esigenze e le volontà popolari. Il settore più esposto alle critiche pubbliche è anche quello più drammaticamente pericoloso. Il settore della sanità al sud esprime tutto il disagio culturale etutti i problemi causati dalla cultura retrograda del meridione. La viltà impone di non contrariare la volontà dei potenti e di preferire la ritorsione bieca piuttosto della pretesa legittima delle proprie prerogative che consente la società civile. Il clima generale si manifesta in una inefficienza cronica della pubblica amministrazione che nel settore della sanità diventa un dramma. Non sono queste le uniche vittime della idolatria del potere, del sesso e del denaro in Italia ma sicuramente le più sentite perché uno stato che non si sa prendere cura della salute pubblica non ha ragione di esistere. La sanità è anche il settore che consente di nascondere più facilmente degli omicidi e i pentimenti all’interno dello staff medico sono rarissimi. I morti da dottore al meridione vengono talvolta imputati all’errore medico ma i morti giovani al sud rappresentano un dato statistico sempre più allarmante che dovrebbe indurre a creare una statistica separata rispetto al nord del paese. Per quieto vivere e per il desiderio di tranquillità scaturito da condizioni di vita difficili e stressanti spesso non si indaga eccessivamente sulle morti sospette evitando anche le conseguenze derivate da una curiosità legittima quando si ha davvero a che fare con l’incompetenza perché la curiosità legittima ti mette in contrasto con i gruppi di potere che hanno consentito l’assunzione ingiustificabile. Il settore della sanità al limite del controllo giuridico è quello delle malattie psichiatriche odiernamente gestite in strutture simili a comunità terapeutiche spesso definite casa famiglia con l’intento di dare una sistemazione adeguata a coloro i quali per un motivo o per un altro non possono avvalersi dell’appoggio dei familiari. Questo vale tanto per individui con spiccate tendenze autolesioniste quanto per persone anziane che non possono essere accudite in famiglia per esigenze economiche o miseramente per indisposizione personale dei familiari. I malati psichiatrici costituiscono un territorio limite tra quello legale e quello medico. Vivono in un diritto anomalo che non è riconosciuto dall’interesse statale e suscita quindi l’interesse di molte persone marginalmente connesse al campo che si possono affidare solo ai diritti del malato non sufficientemente redatti e avvalorati. Si fa affidamento in questo campo al buon cuore della gente che si trova sempre più raramente. Un malato psichiatrico dipende dalle decisioni dei propri familiari più stretti anche quando la malattia non è riconosciuta invalidante. Il malato dipende interamente dalle decisioni del medico che lo ha in cura che ne può decidere il trattamento farmaceutico come la libertà di deambulazione senza il preciso consenso personale. Questa approssimazione e mancanza di tutela rende i buoni intenti della medicina strumentalizzabili da malintenzionati con il potere della notorietà e dalla cattiveria della gente che nella cultura retrograda del meridione può essere la causa della malattia identificabile nell’ambiente più familiare della vittima senza che questa abbia la possibilità di difendersi dal danno subito se non c’è un interessamento terzo. Gli interessi economici delle cause farmaceutiche e la scarsa attenzione umana nei confronti del malato psichiatrico si traduce in un abuso del rimedio farmacologico. I farmaci psichiatrici hanno un effetto molto invasivo con conseguenze devastanti ed effetti collaterali che arrivano a causare la morte dell’individuo. Tutto questo considerato sarebbe opportuno prevederne l’uso solo ed esclusivamente nel caso di immediata necessità come si prevede ad esempio nel caso di un intervento di costrizione fisica e regolarne successivamente l’assunzione solo nella dose minima utile e per il periodo minimo necessario secondo il parere contestabile presso una commissione medica superiore con funzioni ispettive. L’erogazione di una ingente somma di fondi pubblici non corrisponde ad un adeguato attuale controllo ispettivo. Si rende necessaria la creazione della figura di un garante con potere decisionale immediato sia per il settore medico che una figura particolare apposita per il settore medico psichiatrico.

domenica 18 ottobre 2015

ANALISI REALE SUL SETTORE DEVIATO DELLO STATO

Quello che sta accadendo nelle forze dell’ordine è esattamente ciò a cui siamo perfettamente abituati nel meridione italiano. La verità al meridione non ha alcun valore mentre hanno valore le complicità criminali che legano gli individui tra di loro per una questione culturale che va indagata nel profondo. La cultura degenerata del meridione impone di perseguire la propria utilità con il sotterfugio e la prevaricazione prevedendo il minimo rischio possibile per la propria incolumità sia quando questa è minacciata da un'altra famiglia criminale sia quando è minacciata dalla giustizia. Proprio cercando la protezione e la complicità ad ogni livello istituzionale avviene l’infezione di questa mentalità criminale che presuppone la società umana e il singolo essere umano come elemento negativo sempre di intralcio all’autorealizzazione che può quindi avvenire solo con metodi criminali. I criminali cercano un posto nelle forze dell’ordine per imporre il proprio interesse personale e tutelare gli affari della propria famiglia a discapito degli altri, primi fra tutti a discapito delle persone oneste. Lo ottengono per mezzo della raccomandazione e in un circolo vizioso sabotando gli intenti delle persone oneste che senza appoggio criminale tentano di ottenere l’ambito posto di lavoro. Questo sabotaggio continua anche una volta assunti ed avviene meccanicamente attraverso metodiche ben precise tese ad affermare la loro cultura, in aperto contrasto con la società civile. La sfida dei criminali in Italia in ogni luogo è apertamente quella di dimostrare che la società umana e lo stato di diritto sono fallimentari e lo fanno affermandosi contro ogni logica parassitando l’impegno altrui, imponendosi in ogni modo e in ogni luogo come unica alternativa. Per loro lo stato è solo uno strumento di vessazione. Realmente non comprendono il valore della giustizia perché abituati per cultura ad ottenere ciò che vogliono contro ogni altra regola. Il risultato è il sabotaggio continuo del lavoro delle forze dell’ordine. Dobbiamo amaramente constatare che ormai è questa la posizione preponderante nello stato italiano che scivola velocemente verso l’anarchia assoluta. Le persone per bene in mezzo ad una disputa si limitano alla degenerazione culturale del farsi i fatti propri, il principio essenziale della mentalità criminale, perché tutti sono colpevoli di qualcosa se divengono oggetto di discriminazione. La discriminazione in un ambiente malato viene pagata dalle persone virtuose che diventano vittima di critica e di persecuzione proprio per dimostrargli che il male è l’unica soluzione e renderli succubi della società criminale che si articola ormai ad ogni rango sociale. La maggiore difficoltà per ostacolare questo colpo di stato è dovuta ai complici altolocati insospettabili di questa logica perversa ed alla accentuata ramificazione all’interno dello stato che ci rende bersaglio di ogni tipo di pericolo ad iniziare dal pericolo dell’inefficacia totale dei mezzi di prevenzione conto il pericolo terrorista che gli altri stati occidentali hanno mentre noi non riusciamo ad identificare i terroristi dopo decine di anni dagli attentati. Siamo in balia del terrorismo politico che si afferma attraverso le lobbie di potere senza più la necessità di colpire in maniera eclatante sul territorio nazionale. Da tempo la politica nazionale ha firmato la resa ai metodi criminali di assegnazione dei posti di lavoro, anche di quelli indispensabili ed urgenti come i funzionari di pubblica sicurezza. Nascondendosi facilmente dietro l’immagine ovviamente positiva del funzionario dell’ordine pubblico ottengono lo scopo di colpire i loro bersagli semplicemente diffamandoli o di coprire il loro complici esterni semplicemente informandoli per tempo dei pericoli ma soprattutto ottengono lo scopo di sfiduciare i cittadini nelle istituzioni facendoli rassegnare all’orribile dittatura del male che non ha bisogno di emissari in vista ma più facilmente si nasconde all’ombra delle personalità di spicco per la viltà spirituale che contraddistingue la loro cultura degenerata. Questo paese ha perso la fede nell’uomo. La prima è più urgente riforma da effettuare per prevenire le infiltrazioni criminali è quella delle forze dell’ordine. Nascondere questa realtà è una grossa complicità criminale motivata dalla vigliaccheria.

LO STUPRO E LA FRUSTRAZIONE CRIMINALE

Lo stupro è un problema che riguarda l’intera società civile e non esclusivamente la donna perché il rapporto tra sessi ha un ruolo fondamentale nella spinta evolutiva di tutti gli esseri viventi. Questa verità naturale conferisce alla donna un ruolo chiave nella società civile che paga il suo prezzo pesantemente quando la donna vittima di violenza influenza negativamente l’ambiente in cui vive ad iniziare dall’ambiente familiare e concludendo con l’ambiente professionale del quale la donna ha sempre fatto parte integrante e dove solo oggi vede il suo ruolo per una esigenza organizzativa proporzionale alla crescente individualità dei singoli nella collettività. La donna vittima di violenza che non vede soddisfatta l’offesa subita dalla giustizia sviluppa un carattere socialmente negativo che tramanda alla prole e sarà peggiore in proporzione alle costrizioni al silenzio imposte. I criminali meridionali conoscono bene questo effetto e ne strumentalizzano le conseguenze facendo diventare lo stupro una forma disumana di diseducazione. La donna o l’uomo vittime di imposizione sessuale stroncheranno le loro ambizioni sociali che naturalmente determina la selezione sessuale. La libera scelta sessuale pone la differenza tra l’uomo e le bestie in schiavitù e rappresenta ancora il segno della civiltà che stenta ad arrivare in ogni parte del mondo. L’uomo virtuoso di fronte alle conseguenze psicologicamente distruttive dello stupro che manifesta la vittima subirà esso stesso un danno morale che si ripercuote nella sua vita affettiva e professionale come ulteriore segnale di allarme che avverte della necessità sociale ed umana urgente di porre rimedio ad una piaga di ingenti conseguenze e di crescente diffusione a causa degli stimoli negativi dell’imposizione del libertinaggio sessuale e della carenza di modelli positivi. Succede ad esempio al partner della vittima che generalmente non si considera soddisfatto neanche quando il crimine è riconosciuto e perseguito dalla legge. Nella donna non doverosamente supportata dalla società civile le conseguenze psicologiche dello stupro degenerano fino al lesbismo e all’odio per l’altro sesso. D'altronde il carattere dello stupratore dimostra una omosessualità latente e un profondo senso dell’odio: la frustrazione sessuale di un carattere socialmente negativo li spinge ad odiare l’umanità stessa e quindi i suoi comportamenti naturali. L’omosessualità palesa pure l’intenzione distruttiva per il genere umano. La violenza sessuale è un problema antico quanto il male e probabilmente lo incarna fino ad identificarlo. Perfino nelle regole antiquate imposte da Mosè alle tribù ebraiche lo stupro veniva contrapposto ad un comportamento sano ancora tramandato dalla bibbia, misconosciuto da molti cristiani nella misura della loro fede, ed era prevista la morte come punizione in alternativa alla responsabilità matrimoniale quando la donna aveva pochi diritti oltre a quelli del bestiame. Da allora sono stati fatti pochissimi e recentissimi passi avanti per riconoscere la dignità dell’individuo nei rapporti sessuali ma troppi passi indietro nelle abitudini sessuali della popolazione occidentale da imputarsi probabilmente alle icone del consumismo sfrenato che impone l’abuso delle libertà conquistate dal progresso sociale e l’irresponsabilità collettiva. Un considerevole ulteriore progresso potrebbe essere costituito dalla possibilità da parte della donna di riconoscere il proprio stupratore in tribunale una volta accertato il rapporto sessuale da parte del professionista medico o riconosciuto dal criminale stesso in tribunale. Oggi invece la donna vittima di stupro al contrario della vittima di ogni altro reato si trova, già difficilmente denunciato il crimine, di fronte a molte altre difficoltà che alcune donne paragonano ad un ennesimo stupro da parte dell’autorità che necessita di provare oltre al fatto la dimostrata contrarietà della donna con grande invasività medica ed investigativa. L’ importanza e la diffusione del crimine giustificano invece un impegno più efficace a costo di prevedere qualche errore giudiziario comunque inevitabile a danno di uomini ingiustamente accusati che, dopo tanti anni di esperienza opposta, si potrebbero così responsabilizzare sulla loro scelta sessuale e sul loro atteggiamento sessuale. Questo progresso potrebbe però oggi essere determinato solo da una profonda rivoluzione sociale che riconosce il problema collettivo e l’esigenza immediata di porvi rimedio creando delle garanzie sul diritto di libera scelta sessuale. 

venerdì 16 ottobre 2015

IL MATRIMONIO COMBINATO NELLA CULTURA CRIMINALE

Il matrimonio combinato nella cultura criminale non ha il semplice intento del reciproco vantaggio economico ma bensì un preciso scopo educativo. Per questa ragione non riguarda le sole famiglie facoltose ma coinvolge tutti gli strati sociali fino al più umile che in quanto tale non ha nessuna maniera di difendersi. Con il matrimonio deciso dalla famiglia, che rispetta gli interessi e la volontà di una precisa gerarchia criminale, si impedisce che i segreti e le vergogne di tutto il clan trapelino all’esterno divenendo motivo di ricatto nell’ambiente criminale o scalfendo la fama della famiglia che, in contraddizione con la realtà, appare sempre fulgida e tale viene riferita come segno di rispetto dalle persone meno potenti nella gerarchia criminale. La loro cultura incoraggia come elemento di disturbo atteggiamenti molesti e la menzogna che è indispensabile per tutelare le loro azioni criminali ma questa realtà è oscurata dal rispetto considerato proprio in funzione della loro capacità di delinquere. La gestione degli accoppiamenti degli individui in un dato territorio o in una data sfera di influenza serve a gestire quel territorio o quel preciso ambito di affari, comprese le cariche istituzionali. Il più potente, deciso per depravazione morale e per fama, è il primo a decidere, anche se donna, e in questa maniera si misurano e si sfidano le diverse ambizioni criminali. I clan decidono e si misurano per gli accoppiamenti indipendentemente dalla volontà dei singoli individui. In base agli accoppiamenti, che a causa dell’abuso delle libertà sessuali che impone la modernità possono anche non coincidere con i matrimoni, si decidono anche le assunzioni per i posti pubblici che consentono le raccomandazioni. Per addestramento familiare acquisito fin dall'infanzia gli uomini devono costantemente imporsi come partner sessuale e le donne devono difendersi attraverso la propria famiglia. In questo modo appena si scontreranno con un ostacolo superiore inizieranno le trattative prematrimoniali. Non si corteggia mai la donna in ambiente criminale ma si corteggia la capacità militare della famiglia alla quale appartiene. Tutti devono seguire le regole che la cultura criminale impone e non sarà tollerata la tentazione della normale affettività che presuppone una libera scelta sessuale. L’affettività sarà strumentalizzata per i ricatti e le ritorsioni del caso ed in ogni caso vista come un onta per l’intera comunità criminale. Sfruttando l’età dei primi amori gli individui devono essere addestrati ad agire, anche sessualmente ed anche se di umili condizioni sociali, per conto della loro famiglia per punire le famiglie più deboli o le persone oneste. Anche se il corteggiamento inizia per una naturale reciproca attrazione ed anche qualora le famiglie si aggirino per la stessa sfera di affari e siano circa equipollenti, i giovani individui saranno prima costretti a disprezzarsi e imparare le regole criminali e solo successivamente ad unirsi per reciproco vantaggio. Le famiglie si dichiarano sempre contrarie fino a quando non avranno ottenuto qualcosa in cambio del loro consenso e fino a quando non avranno ottenuto che il loro pargolo, smarriti, abbiano imparato ad agire nell’interesse della famiglia sempre pronta a garantire un sostegno materiale quando quello si troverà costretto a scegliere tra la propria incolumità e i propri sentimenti. “Non potevi essere da un'altra parte ieri?” è il motivo scatenante uno stupro che deve essere taciuto pena ritorsioni peggiori che sono motivate dal fatto che una donna al sud ammettendo uno stupro ammette di aver commesso un errore. Quando arriva il giorno del matrimonio, deciso sempre per tutelare la rispettabilità della famiglia, vengono definitivamente decisi il ruolo che ognuno nella coppia dovrà recitare per incarico dell’organizzazione e l’incarico che prevede un ambito di responsabilità. In quell’occasione verranno anche decisi spostamenti di capitale anche occultato, talvolta mascherato da colletta ma in ogni caso strumentale al clan che lo gestirà anche dopo il matrimonio. La donna è la vittima designata in una cultura che determina la necessità perpetua di trovare un capro espiatorio per scansare le proprie colpe ed addossarle ad una persona più debole. Per essere considerati adulti gli uomini della criminalità organizzata devono aver imparato il maltrattamento e la denigrazione del ruolo della donna nella società civile e la donna deve aver imparato a scansare le sue responsabilità scegliendo capri espiatori tra le donne di famiglie militarmente più deboli.

lunedì 7 settembre 2015

SOCIETA' CRIMINALE

Il culto del male che da sempre imperversa nel meridione della penisola italiana è in grado di agglomerare tutti i difetti degli animi umani e gli istinti criminali. La criminalità organizzata sviluppa molto più di un istinto criminale motivato da una frustrazione emotiva costante o immediata. La criminalità organizzata sviluppa la tendenza costante ad un atteggiamento criminale motivata dal disprezzo per l’umanità e dal disprezzo perciò di se stessi. E’ una verità ormai riconosciuta dalla filosofia orientale come dalle teorie di Darwin che l’evoluzione avviene con la dispute del bene contro il male, della vita contro la malattia. Questo avviene per ogni singolo individuo ma avviene anche all’interno della società civile dove la criminalità organizzata si sviluppa e costantemente tende ad assumere la forma di società criminale. Si tratta il crimine di parassitismo degli individui sani e la criminalità organizzata di parassitismo della sana società civile. Incrociamo le teorie apocalittiche religiose dell’apocalisse della Bibbia quando sosteniamo che prima o poi il male prevarrà sul bene. San Giovanni parla già duemila anni fa della “Organizzazione del male” che dara la fine e forse un nuovo inizio. Il crimine nasce dalla convinzione che l’individuo non può far valere le sue ragioni con i mezzi del dialogo e della civiltà persino quando questo crimine è motivato da una situazione impellente di pericolo di vita e giustificato quindi dalla esigenza della legittima difesa che la società civile giustifica ed assolve. Il principio della legittima difesa pone rimedio alla sconfitta degli schemi di pubblica sicurezza durante le tre fasi di prevenzione, controllo e contenimento del crimine. La criminalità organizzata presuppone che l’individuo è perdente comunque con i sistemi della società civile e tramandando questa convinzione tramanda se stessa alle nuove generazioni e agglomera e strumentalizza gli istinti negativi di tutta l’umanità con la quale viene in contatto. Indagando questa predisposizione i criminali riescono meglio di chiunque a scoprire di chi si possono fidare e fino a che punto, contrastando la naturale predisposizione umana al merito riescono invece ad interagire ed infettare la società civile dentro la quale si nascondono e si nutrono come parassiti imprevedibilmente ed a tutti i livelli.
Le regole per i criminali sono semplici e generalmente si tramandano oralmente probabilmente fin dal principio dell’umanità. Attraverso la regola ferrea e neanche pronunciata della prevaricazione riescono ad inculcare valori opposti a quanto essi stessi con la propria voce dicono o con le proprie mani scrivono. In questa maniera riescono a tramandare e ad infettare più che una regola, una predisposizione psicologica, come perfetta antitesi noi diciamo che una opera o un gesto valgono più di mille parole. La prima regola pronunciata è “Preoccupati solo dei tuoi problemi” detto generalmente in maniera volgare, questo pone la prevaricazione come qualcosa che vale molto più di una regola esattamente come all’antitesi la religione cristiana e un po’ tutte le religione positiviste pongono il buon agire come predisposizione innata e la difendono contrastando l’idolatria. “Non avrai altro Dio all’infuori di me” recita il primo comandamento delle tavole di Mosè. La religione è la contrapposizione naturale della società criminale che sfida l’innata predisposizione dell’uomo ad agire a fin di bene in maniera consona ai principi morali, primo tra tutti il coraggio di difendere il valore delle proprie azioni in maniera leale. Per questa ragione considero auspicabile un maggiore peso dei valori morali nei governi nazionali e nelle organizzazioni internazionali. La prima regola pronunciata pone l’egocentrismo criminale come stile di vita, ne consegue che i criminali abituali sanno di non potersi fidare gli uni degli altri altrimenti di un legame di complicità. Questo atteggiamento viene inculcato fin dalla educazione familiare. I fratelli o i figli o le madri o le sorelle vengono abituati al peccato e poi edotti del fatto che la sola maniera di vivere considerato il peccato come normale condizione di vita sia la salvaguardia delle apparenze contrarie, prima tra tutte la familiarità consanguinea. La perdizione e la prostituzione morale sono l’infezione che diffonde la criminalità organizzata. La società dell’odio non risparmia la vita familiare dove si vive per abitudine di prevaricazione e preoccupati di piccolezze materiali, l’ignoranza è la conseguenza immediata di una vita di bugie e futilità. Un piccolo gesto di solidarietà o una piccola verità vengono subito percepiti come una sfida alla società criminale e repressi in ogni modo. Persino aver mancato l’occasione di reprimere un istinto positivo può essere causa di piccole ritorsioni. Nessuno è padrone di se stesso ma ognuno è soggetto di prevaricazione e vive la soggezione al male che esso stesso ha deciso. Per questa ragione il pentimento alla giustizia o la redenzione sono sfide difficili o impossibile che lasciano solo da deceduti ma non per questo meno entusiasmanti. La gerarchia criminale è mutevole ma molto rigida e consente di decidere in tutto e per tutto delle sorti di un individuo meno potente fino al punto da manifestarsi come una sorta di trasfigurazione che consente di decidere addirittura cosa l’individuo meno potente debba dire o abbia detto. Questo rende il diritto di replica indispensabile sia a livello individuale che per la comunicazione tramite i mass-media nella lotta e il contrasto alla criminalità organizzata. Il secondo comandamento recita “Devi saperti regolare dei tuoi limiti”. E’ un ulteriore chiarimento del fatto che chiunque sbaglia con una persona più potente o tradisce pagherà la vendetta di tutta la società criminale. Persino nella stessa famiglia una persona che non si sia voluta assoggettare ad un criminale di reputazione superiore pagherà con la morte perché i criminali abituali non vogliono problemi. Il terzo comandamento è “Devi avere una famiglia” cioè devi saper salvaguardare le apparenze e guadagnarti in ogni modo la complicità dei tuoi familiari. Il quarto comandamento è “Devi avere una raccomandazione per trovare un posto di lavoro” e serve a salvaguardare lo strapotere criminale nelle istituzioni. Il quinto comandamento è “Devi farti degli amici” e cioè guadagnarti delle complicità anche al di fuori della cerchia familiare per gestire i tuoi affari. Questo degenera generalmente nelle lobby di potere della politica che in Italia e forse in tutto il mondo possono essere considerate organizzazioni terroriste ed hanno in questo paese compiuto diverse stragi. L’abitudine alla prevaricazione al livello della politica degenera nel terrorismo. Il sesto e ultimo comandamento è “Devi comportarti bene” vale a dire saper salvaguardare le apparenze e agire in maniera vile facendosi scudo di falsi buoni propositi per conseguire i propri lerci scopi. Questo comandamento rappresenta la sfida morale alla società civile e alle autorità religiose. La loro ostinazione nel male riesce ad ammutolire qualsiasi tentativo di critica.

La metafora più utile per spiegare la criminalità organizzata e la sua iterazione con la società civile è quella dello specchio. Da questa parte dello specchio c’è la società civile e dall’altra la sua caricatura determinata dal presupposto della prevaricazione come negazione della prima che viene in questa maniera parassitata. Una sottile linea poco al di là dello specchio delimita l’immoralità e poi sette livelli: Il settore agrario, il settore industriale, il settore commerciale, il livello istituzionale e delle forze armate, il livello della politica, il livello religioso e l’ultimo livello della bestialità fine a se stessa che si contrappone alla solidarietà tra esseri umani. Le due società camminano parallele su due scale affiancate che si scontrano sulla superficie della realtà.